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Summer School per lo sviluppo di progetti cinematografici
Dal 12 al 18 luglio si è svolta la Summer School Lo sviluppo di progetti per il cinema internazionale, per la formazione di sceneggiatori e story-editors, organizzata grazie al contributo del Gioco del Lotto da ALMED (Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo) in collaborazione con la Fondazione Perseus e il Fiuggi Family Festival.

Una ventina tra studenti e giovani professionisti (provenienti da Raifiction, Lux vide, RaiUno, Walt Disney, ecc.) hanno lavorato per sei mattine e cinque pomeriggi, sottoponendo i loro soggetti e le loro sceneggiature al vaglio di Bobette Buster, docente di sceneggiatura alla University of Southern California di Los Angeles, ha tenuto corsi nei migliori programmi europei di sceneggiatura (tra gli altri La Fémis in Francia, Media Business School in Spagna, North by Northwest in Danimarca) e per diverse compagnie americane (Pixar Studios; Sundance Lab for Latin American Writers). Al suo lavoro di sceneggiatrice affianca quello di production consultant e development consultant per importanti case di produzione e major hollywoodiane (tra cui Columbia, HBO, Morgan Creek) e per registi e produttori del calibro di Kevin Costner, Tony Scott, Ray Stark. In Italia ha collaborato e sta collaborando come consulente di Cattleya, la principale casa di produzione cinematografica italiana (Io non ho paura, Non ti muovere, Romanzo criminale, Lezioni di cioccolato, ecc.) e Lux Vide.
La prima cosa da imparare, ha raccontato Bobette nella lezione di esordio (in cui ha sottoposto le sue teorie sullo sviluppo di un progetto alla prova di due grandi successi: una commedia, Notthing Hill, e un dramma, Le vite degli altri) è che in ogni film c'è un segreto. Ogni grande storia, per poter rivelare una verità sul mondo e sul cuore dell'uomo, deve custodire un segreto, che va rivelato poco alla volta per farlo sbocciare nel finale. Provocatoriamente, ha chiesto quindi ad ognuno dei presenti di raccontare il proprio segreto, che fosse un sogno o una paura, per dimostrare che dentro l'intensità della vita vera va cercato il motore che dia il "la" al dipanarsi di un racconto.
Così ha iniziato a prendere forma uno scenario, fatto di vita vissuta e di emozioni concrete, interessanti - l'una e le altre - per un pubblico potenziale. Partendo da questa suggestione, e applicando regole più pratiche e più tecniche elaborate in anni di analisi, nei giorni successivi si è cercato di rispondere innanzitutto alla domanda, riferita man mano ad ognuna delle sceneggiature ed ai trattamenti analizzati, del perché una storia avrebbe meritato di essere raccontata, a che tipo di pubblico si sarebbe potuta rivolgere e in che modo si sarebbe potuta migliorare per renderla il più interessante ed emozionante possibile. In questo aspetto, la professoressa Buster unisce gli aspetti migliori delle due diverse tradizioni, americana ed europea: grande concretezza e attenzione alle dimensioni di coinvolgimento emotivo del pubblico da una parte, e rispetto per la storia, la profondità e la credibilità dei personaggi dall'altra.
Abituarsi a questo tipo di lavoro non solo crea una professionalità agile e concreta ma costringe gli scrittori a imparare ad aprire gli scrigni più segreti e a condividere i tesori più ricchi, perché i contenuti più intimi delle storie che raccontiamo sono anche le verità più preziose di noi stessi.
Raffele Chiarulli
